Una madre vuole continuare ad allattare il suo bambino di 8 mesi anche durante la sua permanenza in un foyer stazionario. Lei si appella alle raccomandazioni mediche, ma il team socio-assistenziale pone domande critiche: la presenza regolare della madre potrebbe rendere più difficile la familiarizzazione? Questo porta a disordini nel gruppo? Quali sono i diritti dei bambini in questione e quali sono le argomentazioni a favore o a sfavore dell’allattamento al seno nel foyer?
Una bambina di quattro anni, fuggita con la sua famiglia da un Paese dove è in corso la guerra civile, lotta con le barriere linguistiche e si integra con difficoltà nel gioco con gli altri bambini. Il rapporto numerico tra assistenti e minori all’asilo nido lascia poco spazio alla promozione individuale. Come si può migliorare l’integrazione e la partecipazione della bambina?
Nel gruppo residenziale per minori con disturbi cognitivi, i bambini hanno la possibilità di esprimere e discutere i loro desideri per il programma del fine settimana. Tuttavia, a causa del disaccordo e delle risorse limitate, la decisione finale spetta agli assistenti. Il livello di partecipazione scelto è adeguato? E come si può garantire che tutti i bambini, a prescindere dalle proprie capacità di comunicazione, partecipino allo stesso modo?
Una bambina di cinque anni con gravi disabilità fisiche sarà alimentata in futuro con un sondino naso-gastrico – una decisione presa congiuntamente da medici, genitori e assistenti. Ma la bambina ama mangiare ed è furente e triste per questa decisione. Quali sono le possibilità di partecipazione alle misure mediche per tutelare un bambino?
Un’adolescente di 15 anni con gravi disturbi cognitivi viene esclusa da importanti conversazioni sulla propria vita perché non è in grado di seguirne il contenuto. Quale livello di partecipazione è appropriato in una situazione simile? E come si può organizzare una «tavola rotonda» in modo che anche i giovani che non comunicano verbalmente possano esprimersi?
L’uso dei dispositivi digitali diventa sempre più critico nelle scuole a orario continuato. Genitori preoccupati segnalano la diffusione di contenuti problematici. Per contrastare questo fenomeno, gli assistenti dovrebbero avere il diritto di controllare gli account dei social media dei giovani nelle ore trascorse presso l’istituto. Ma come si può garantire la protezione dai contenuti dannosi senza violare la privacy dei minori?
In una scuola a orario continuato rurale, un bambino che frequenta la 3a risente della situazione assistenziale nel nuovo istituto, dove viene escluso dal fratello maggiore e dove gli mancano i suoi amici. I genitori rifiutano un cambio di istituto adducendo difficoltà logistiche. Come si può tenere maggiormente conto del benessere del bambino senza trascurare gli interessi dei genitori?
Un’adolescente di 16 anni scopre la sua passione per il golf durante il programma di vacanze, ma il foyer inizialmente ne rifiuta la frequenza per motivi finanziari e logistici. Con un piano creativo, la giovane mostra come può superare gli ostacoli da sola. Ma è giusto concederle un’eccezione mentre altri giovani devono rinunciare a tali opportunità? E come si possono strutturare le attività ricreative nelle strutture stazionarie in modo che siano conformi ai diritti dei bambini?
Un bambino di 8 anni nella scuola a orario continuato è assorto dalle costruzioni con i Lego e riesce con difficoltà a interrompere i suoi progetti alla sera. La madre e gli assistenti sono sempre più frustrati perché il bambino non vuole tornare a casa all’orario prestabilito ed è preoccupato che qualcuno possa distruggere le sue costruzioni. Come si può soddisfare il suo bisogno di gioco creativo senza interrompere la routine scolastica della scuola a orario continuato?
Un adolescente di 17 anni dovrebbe trasferirsi in un foyer aperto dopo un periodo di permanenza in clinica ma il team socio-assistenziale ha delle riserve. In passato ha attirato l’attenzione per il suo comportamento dominante e aggressivo. Si teme che le persone introverse che vivono nel foyer possano trovarsi in una situazione di rischio. Tuttavia, negli ultimi mesi il giovane non ha manifestato alcun comportamento atipico. È giustificato rifiutare comunque la sua ammissione? Come si possono conciliare gli interessi di protezione del gruppo e le opportunità individuali?
Nella scuola a orario continuato, una ragazzina di 12 anni riceve dai genitori l’ordine di fare i compiti durante il tempo che trascorre presso la scuola a orario continuato, anche se lei preferirebbe passare il suo tempo libero con le amiche. Gli assistenti si trovano di fronte a un dilemma: devono seguire la volontà dei genitori o rispettare l’esigenza di tempo libero della ragazzina?
Un bambino di sei anni che vive in un istituto per minori non vuole più andare dalla mamma: da quando è nata la sorellastra, si sente trascurato ed è infastidito dal nuovo compagno della mamma. Ma il diritto di visita sussiste ancora. Quale sarebbe la scelta nell’interesse del bambino in questo caso? E come mettere al centro le esigenze del bambino senza tagliare prematuramente i legami familiari?
Un’adolescente di 16 anni vuole rimanere nel suo foyer. Ma, spinta dalle preoccupazioni per la madre tossicomane, lascia il foyer di notte senza permesso, cosa che ha già portato all’intervento della polizia. Sebbene l’istituto prenda sul serio il mandato di protezione, si pone il problema: come si possono soddisfare le esigenze della giovane senza mettere a repentaglio la sua sicurezza? E quali responsabilità hanno gli attori coinvolti in questo complesso ambito conflittuale?
Una scuola urbana a orario continuato organizza una gita a una mostra LGBTQIA+. Un allievo chiede di non partecipare perché i suoi genitori glielo hanno proibito. Tuttavia, parlando con un assistente mostra interesse per l’argomento. La scuola a orario continuato come può tutelare il diritto del minore all’istruzione e alla formazione di un’opinione senza disconoscere i valori della famiglia? Questo esempio pratico invita a riflettere su come gestire la diversità sociale e la libertà di scelta individuale. Le domande di riflessione aiutano a trovare una soluzione bilanciata.?
Un ragazzo di 16 anni con un disturbo dello spettro autistico vuole andare all’Europa-Park con i ragazzi del suo foyer. Tuttavia, gli assistenti decidono di escluderlo dalla gita per timore di un possibile sovraccarico di stimoli e del suo comportamento problematico. Ma questa decisione è giustificata o è una forma di discriminazione?
L'angusto guardaroba dell'asilo nido è fonte di stress ogni giorno. Tutti i bambini vogliono raggiungere velocemente il giardino dopo la merenda, ma lo spazio limitato e la pressione del tempo portano a un comportamento frenetico, a scontri e a lacrime. Oggi la situazione si aggrava: un bambino spinge un altro bambino, provocando discussioni e disordini. Come può l'asilo nido evitare questi conflitti? Che ruolo hanno la progettazione degli ambienti e gli approcci pedagogici? E come si può rendere la routine meno stressante?
In un foyer, i libri dei ricordi personalizzati accompagnano i bambini nella loro vita quotidiana con foto, esperienze e messaggi di professionisti, genitori e amici. I bambini amano sfogliarli e condividere le loro storie. Ma come si può garantire che questi libri riflettano autenticamente l’identità dei bambini? E in quale misura sono compatibili con le norme sulla protezione dei dati?
Un bambino di quattro anni con una disabilità fisica e un ritardo nello sviluppo deve affrontare grandi sfide all’asilo nido: vorrebbe partecipare attivamente alla vita di gruppo ma necessita di un sostegno individuale, possibile solo in misura limitata a causa della carenza di personale. Come si può garantire che non si senta escluso e che l’inclusione abbia successo? Questo esempio pratico solleva questioni fondamentali sulla promozione della diversità e sullo sviluppo di soluzioni creative per un ambiente inclusivo.
Una bambina di due anni è poco stimolata all’asilo nido. Un passaggio al gruppo di livello successivo avrebbe senso dal punto di vista pedagogico, ma il gruppo è già pieno. A causa dei requisiti legali e delle risorse limitate, il gruppo non può essere ampliato. Come si può dare priorità agli interessi della bambina nonostante le condizioni quadro organizzative ed economiche?
Una ragazzina di undici anni con una limitazione della capacità di deambulazione sogna di diventare una giocatrice professionista di pallamano e vuole entrare a far parte di un’associazione ordinaria. Ma la sua assistente glielo proibisce per paura che venga presa in giro e le consiglia un programma speciale per minori disabili. È giustificato negarle questo desiderio?
In un asilo nido con un’alta percentuale di stranieri, si teme che i bambini comunichino sempre più spesso nella loro lingua madre e parlino poco il tedesco. Insieme ai genitori, viene decisa una regola che vieta di parlare la lingua madre. Tale divieto è conciliabile con i diritti e l’identità dei bambini?
A un bambino di quattro anni affetto da una disabilità fisica viene chiesto di eseguire esercizi quotidiani per migliorare le capacità motorie della mano. Tuttavia, poiché lui stesso non mostra particolare interesse e gli assistenti la sera sono molto occupati, la riabilitazione talvolta viene svolta in modo più sbrigativo oppure omessa. Come si può garantire che il bambino riceva il sostegno necessario?
In un foyer, i bambini di età inferiore ai quattro anni possono bere solo da tazze con beccuccio per alleggerire il carico di lavoro degli assistenti. Quando un bambino di tre anni dice che preferirebbe bere da un bicchiere normale come i bambini più grandi, il suo desiderio viene respinto. Quali diritti dei bambini sono interessati in questo caso? E quale livello di partecipazione è appropriato in questo caso?
Una bambina di dieci anni affetta da autismo acquista regolarmente dolciumi con la propria paghetta e ama mangiarli a colazione nel foyer. Ma, preoccupandosi della sua salute, l’assistente confisca i dolciumi e glieli concede solo in modo controllato. La bambina si sente trattata con paternalismo e, per protesta, si rifiuta di mangiare in occasione dei pasti comuni. Ma chi decide effettivamente che cosa può mangiare un bambino?
Un’adolescente di 16 anni affetta da sindrome di Down vuole dormire dal suo ragazzo nel foyer, ma la sua persona di riferimento è in dubbio. Se da un lato si deve rispettare il desiderio di vicinanza e di autodeterminazione, dall’altro ci si preoccupa di un possibile sovraccarico o di violazioni dei limiti sessuali. Come trovare un equilibrio tra autonomia e protezione? E chi decide effettivamente se i giovani possono avere rapporti intimi nel foyer?
Due adolescenti di 16 anni con disturbi cognitivi condividono una stanza. Hanno un contatto intimo che entrambi sostengono di apprezzare. I professionisti si chiedono se i giovani possano continuare a rimanere nella stessa stanza. Come bisogna intervenire per proteggere i giovani? Inoltre, la situazione è di competenza dei professionisti?
Un bambino di nove anni affetto da autismo si sente sopraffatto a cena nel foyer e preferisce ritirarsi nella sua stanza. Tuttavia, i suoi genitori vorrebbero che imparasse a mangiare in gruppo per promuovere la sua integrazione sociale. Si cerca un compromesso con un limite di tempo fisso a tavola – ma quale grado di adattamento ci si può e ci si deve aspettare?
In una scuola a orario continuato rurale, il periodo dell’Avvento viene celebrato con le tradizionali attività natalizie. Tre allieve con orientamento religioso diverso si sentono quindi escluse e chiedono che le loro festività siano tenute in uguale considerazione o che non si tengano più le celebrazioni natalizie. Come può la scuola a orario continuato trovare un equilibrio fra tradizione, diversità e inclusione? Questo esempio pratico invita a riflettere su come tenere conto della diversità religiosa nella vita scolastica quotidiana. Le domande di riflessione aiutano a sviluppare soluzioni che tengano conto di tutti i bambini.
All’asilo nido, un programma natalizio ricco di attività causa stanchezza e irritabilità in un bambino di quattro anni. Nonostante l’atmosfera festosa e le offerte pedagogicamente valide, la persona responsabile del gruppo riconosce la necessità di una maggiore tranquillità. Ma come si può strutturare un programma quotidiano che soddisfi sia gli obiettivi di sviluppo sia le esigenze individuali dei bambini? Questo esempio pratico ci spinge a riflettere sul giusto equilibrio tra attività e relax, tra desiderio di partecipazione e necessità di riposo.
Un bambino di sette anni, rifugiato di guerra, frequenta la scuola a orario continuato, ma senza un sostegno sufficiente rimane isolato. Le barriere linguistiche, la mancanza di risorse e il personale sovraccarico di lavoro ostacolano l’integrazione sociale e il sostegno scolastico. Mentre si chiude sempre di più in se stesso, sorge la domanda: quali diritti ha il bambino a un sostegno personalizzato e la scuola a orario continuato come può rafforzare la sua partecipazione alla vita scolastica quotidiana nonostante le risorse limitate?